Slancio, getti di linfa

Slancio

Il calore si addensa , ovunque, i piedi affondano nella terra battura, l’acqua  cola nel metallo profondo,  il vento è stanco, tace, rannicchiato nei cuori. Insorge il silenzio, breve estate incolore, ripete un sogno floreale, alberi spioventi  disegnano i tuoi contorni, le pulsazioni si riversano nei canali che creano, intensità tumultuose, cristalline, guizzano negli spasmi mentali, trasformano le membra in liquide prese, il dono vibrante di mille cuori spalancati.  La luce incolore infrange i silenzi,  si avvolge nella tensione dello spazio, lo contrae, lo inghiotte, fiorisce fra rocce innevate, morbide di lava siderale, ogni cristallo infrange il suo occhio, brilla  nella brezza emozionale, dal sapore del vento freddo, pieno di vita, pieno di promesse. Correre nella corteccia di molti cuori con pochi slanci,  scivolare lungo i propri dolori, i fianchi contorti generano pressioni primaverili, riassorbono le fonti, la schiena pulsa per il sudore perso, gioisce nel contorcersi, si scioglie in un contatto che la sorpassa, dimentica, rende devota ed incessante. Con un solo  gesto riesce a farsi  assorbire,  planare di sostanza in sostanza, uscire lontano dal sangue,  cadute lamellari tinteggiano sommersi baci  fra correnti implose, un unico testimone rotola nel vento, essiccato,  adagiato.

Getti di linfa

L’incontro si plasma  nella cute, rimuove gli ostacoli, il vento addensato nella torba mattutina avvolge i polpacci, il suolo ritma  il futuro ed inghiotte, osserva la fatica della stella. Alcuni organi si addensano  sulla cima delle montagne, improvvisate reti sanguigne  si radicano e fioriscono, con dolcezza, il gelo alpino ti osserva, ti ama, vola via in fretta, le radici attendono, mute nel cuore, hanno conquistato la presa. Il cuore viene sciolto nei loro sorrisi,  gli involucri si dischiudono ai fiumi, assorbiti dai ruscelli invernali, dorati e canditi di crepacci acquatici. Il passo  delle tensioni stellate produce le braccia che mi abbracciano, ognuna afferra e bacia in un luogo di tenerezza, poi le strade tornano ad essere liquide, dettagliate nel loro essere informi e vulnerabili. Il suono si è placato, i polpacci riposano a settentrione, pronti a calpestare una nuova provvida brina, il tuoni sono stati uditi, le turbolenze cantano  fra i getti di linfa.

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LA presente dispersione

Al momento è in atto un cataclisma silenzioso: almeno dalla fine di agosto 2011 le entità cosmico-climatiche  naturali non si manifestano più in successione  ma per lo più insieme, in modo turbolento, convulso. L’inverno si manifesta con l’estate, l’autunno e la primavera.  Queste entità climatiche si ostacolano con la semplice attiva reciproca compresenza, la loro compresenza genera entità visibili, ma per lo più invisibili, che non dovrebbero essere presente nella nostra realtà ordinaria, si tratta di entità particolarmente non integrabili nella natura. Il cosmo non è una entità che agisce in modo ciclico e da lontano sul pianeta, il termine cosmo indica un modo d’essere della realtà ordinaria qui nel presente, il nostro stesso manifestarsi è cosmo. Le entità cosmico-climatiche sono continuamente presenti, agiscono all’interno dei nostri involucri come in tutti gli involucri dei viventi.  L’apparente ciclicità delle forze climatiche  è il modo in cui si manifesta la circolazione di quelle forze all’interno degli involucri e fra gli involucri stessi. Quella circolazione è completamente integrata nell’apparente automatismo delle entità naturali.
Da secoli l’agire dell’essere umano corrode lentamente la “ salute” di quelle entità climatiche, ma dalla fine dell’agosto 2011 si è palesemente arrivato al punto di non ritorno in cui entità  spiacevoli per l’ambiente naturale ordinario sono state introdotte nella natura e vi rimarranno fin quando un intero  movimento cosmico  non sarà del tutto terminato. I movimenti cosmici sono l’espressione del tessuto circolatorio della Natura, sul piano ordinario l’esemplificazione di un completo movimento cosmico  può essere rappresentato dalla successione della nascita, della successiva esistenza e morte.
Per elementi spiacevoli  per la natura , s’intendono elementi che ostacolano la possibilità di integrazione reciproca delle entità. In questo caso le nuove entità prodotte dall’agire umano obbligano alla compresenza entità climatiche che non dovrebbero essere compresenti nello stesso tempo e in determinati luoghi. Con tale obbligo si decompongono gli automatismi naturali degli involucri provocando sofferenza, incoscienza, sensazione di insicurezza profonda, paura, debolezza fisica, in altre parole provocando l’annichilimento dei viventi la realtà ordinaria. Gli umani stanno generando quelle entità, non riconoscendole affatto o scambiandole per qualcos’altro. Inoltre quella generazione è dovuta esclusivamente a stupidità  ed elevatissima incoscienza.

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Spinte, occhi leggeri, amici

Spinte

La pressione interna diventa così elastica  e pulsante da spingermi oltre il mio stesso impeto. Sollevato dalla terra e dal cielo mi introduco  fra i polmoni fioriti di immensi ghiacciai, coperti  di praterie acquatiche in cui vengo disciolto, del tutto privo di peso, non più presente a me stesso.

 

Il bosco freme, tremante, nella nebbia gelida striata di fiumi. GLI INSETTI AVVOLGONO LE  ENTRATE, MUTANO IL LORO CANTO IN SORRISI ANIMALESCHI, AFFERRANO CRISTALLI DI NEVE, SI SQUAGLIANO IN ALTI VORTICI. Sopraggiunge  il vento, quasi fuori luogo  nella secca sabbia invernale. Il volto non appare, membrane avvolgono il vento in molti corpi, le intenzioni di una nuova nascita s’intuiscono. Il sole batte su se stesso,  gas ferrosi planano, si nutrono di leggerezza, sbocciano i cuori, le membrane sprofondano, ventilano altre terre, attraggono una muta di esseri affamati.
Compaiono molte luci , la strada pulsa di un’insolita intensità,  si sfumano i contorni delle intenzioni, delle pulsazioni sono l’ultima testimonianza. Poi il  ritorno nel traffico caotico avvolto in una pelle tutta sua, lontano, isolato. L ‘ora della cena si avvicina.

 

 

Occhi leggeri

L’aria è la pelle del mio calore. Occhi leggeri ruotano lungo i confini, li cancellano, lasciano che i fiumi trasportino altrove le membra. La luce, sospinta dal vento, prende il colore della notte, abbraccia il collo, risale  le voragini silenziose, ripiega nelle radici delle comete. Qualcuno si divincola nell’orizzonte, prende la forma di un prato fiorito, popolato dalle elettroniche creature dell’alba. Si fa giorno, tace il concerto, le montagne vengono riassorbite da un canto preciso, il cuore ripopola gli ultimi attimi. Le spalle bruciano per la rapidità del passaggio. La curva sonora stinge l’acqua,  i cristalli si appoggiano nel ventre. Esplodono, ogni attimo.

 

 

Amici

Nei bagliori della pioggia si prosciuga la vita, una nota di amore spinge il torrente nelle profondità, l’attrazione  scivola sulla ghiaia rumorosa. L’impeto delle onde schiaccia i risvegli, la luce cosparge ogni corrente di lampi magnetici, il vortice di una vita si espande nella mente; sole dopo sole, le cascate di pioggia si riassorbono nel petto, fra le radici. La stanza si è affollata di dolori, pressioni, membra dorate. La neve crea l suo nido nel torpore estivo, Gli abbracci rispettano la violenza della pioggia, la brezza, il giorno dopo, riempie le immagini di gesti precisi che sfamano. In un balzo siamo lontani da ogni protezione, gli amici fluttuano oltre l’attesa, sono pronti.

hatha yoga video

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Passaggi, inondazioni pericolose

Passaggi

Si diffonde con lentezza, sciogliendo un’efficienza nota , per generare nuove condizioni di slancio, nuovi climi, nuovi luoghi in cui pulsazioni e respiri inglobano il corpo, poi si muovono senza apparire. Il corpo si modifica senza saperlo, il vento prende nuove vie, massaggia le profondità, da solo, allena un nuovo corpo del tutto integrato, completamente osmotico, fatto di guizzi ed espansioni. Le braccia, le mani, lo incontrano, vi si siedono all’interno, nutrono gli impulsi di molti cuori,  ogni  gesto, ogni cellula vibra Natura fluttuante ruota in strati multicolori attorno ad alcune creature slanciate, si aprono dei paesaggi composti unicamente di intensità. Le pressioni variano, così il tempo muta e perde il suo senso L’imprevisto si fa strada.

Inondazioni silenziose

Inondazioni coprono col suono getti ombratili nascenti, rivolti a loro , concentrati in mille spinte, l’acqua torna  nei suoi luoghi, placa la palude. Gli alberi piegano la nebbia,  ogni mattina disseminata di ghiacci, la vista assorbita nei voli, la luce scivola via dall’anima. Ritorno. Calore e notti, tempo di adagiarsi nel moto, membrane di vapore plasmano il futuro, si riassorbono oltre il cuore.

A volte non ci sono parole, né suoni, né immagini. Innumerevoli intensità  sono presenti in modo indescrivibile, estremamente chiaro e dettagliato, si tace, nel tacere si diventa  intensità a patto che non lo sappia nessuno. Il silenzio non è legato all’assenza del suono Una lunga lista di descrizioni sembra apparire, ma neanche i paradossi sono d’aiuto. Ora le intensità  vivono, mentre si vive con gli altri e con se stessi

perception and video comunication

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training- hatha yoga

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Automatismi e collasso

Automatismi

Ci sono vicende con le quali non è piacevole fare i conti. La percezione non è mai illusoria, la percezione del mondo ordinario, come del resto anche la mente e il sentimento, indicano il proprio destino. Nessuno sa perché si crea il proprio destino prima del proprio apparire, qualsiasi sicurezza su quell’apparire è infondata e viene prodotta utilizzando le dinamiche interpretative della natura come se fossero fattori ontologici, il che è falso. La propria apparizione fa parte degl’innumerevoli automatismi che appaiono come dati non scelti dell’esistenza. Percepire in modo integrato vuol dire non ritenere un automatismo reale, non ritenerlo e, infine-inizio, non percepirlo come reale. Che gli automatismi agiscano  come pacifiche apparizioni! -almeno fin quando il loro stesso automatismo non si integri, ben oltre il livello dell’involucro con la natura, in profondità e oltre. L’automatismo, ovvero l’inspiegabilità dell’apparire ordinario, rende ogni discorso sin qui condotto drammaticamente circolare. Ma la circolarità si spezza quando l’automatismo si integra.

Collasso

Quando la percezione  si integra nella natura, le entità che appaiono non vengono ritenute reali, anche se non giudicate illusorie. A un certo punto la percezione integrata spontaneamente collassa in se stessa, “ collassare “ è parte del suo modo di agire. Le entità e le percezioni si addensano, con esse si addensa il proprio se, le dinamiche interpretative della realtà ordinaria perdono di senso. L’involucro collassando si addensa, ovvero si apre, fiorisce in una miriade di esistenze-non esistenze, la presenza nella dimensione ordinaria avviene, al posto delle dinamiche interpretative si percepiscono le modificazioni che ogni accenno di esistenza provoca. Ogni modificazione appare come una nuova entità, l’entità appare decisamente più intensa di qualsiasi dinamica, ancora una volta l’intensità precede l’interpretazione, ma l’intensità si anima collassando oltre e assieme la percezione integrata .

Le dinamiche interpretative si fondano, tutte nessuna esclusa,  sull’intuizione-concetto che un gruppo di eventi, fatti, esistenze, ne genera altri, simili o diversi ma prevedibili se il gruppo di eventi iniziale è noto nei dettagli. Le dinamiche interpretative si fondano su una conoscenza che  è o rivelata o acquisita tramite ulteriori dinamiche interpretative come nel caso della scienza. Dal punto di vista della percezione profonda, tanto la conoscenza rivelata che quella scientifica risultano essere estremamente tautologiche, ovvero esse sembrano e sono  una tipica narrazione compiuta dalla percezione ordinaria che parte dalla chiusura della percezione non integrata ordinaria e termina nella stessa. Le descrizioni operate all’interno della percezione ordinaria possono essere indubbiamente utili nella vita ordinaria ma in quella esauriscono il loro operare. La percezione che si integra nella natura, la percezione profonda e oltre, non fornisce niente di utile per la vita ordinaria.

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Fonti, integrarsi ancora

Fonti

Le fonti seguono un cammino costituito da fiumi avviluppati fra loro,  si muovono nei lampi di luce incolore nei quali avvolgono consumando ogni forma di pesantezza. Innumerevoli centri sovrapposti fluttuano con precisione, gli alberi entrano in quelle fonti senza difficoltà, incontrando gli alberi  si entra in quelle fonti.

Integrarsi ancora

Si possono percepire entro il campo d’esistenza dell’involucro le correnti che si integrano nella natura e le correnti che non si integrano nella natura.  Il termine natura serve a indicare  ciò che apparentemente sembra altro da se stessi nella percezione ordinaria , percezione che non va oltre i limiti dell’involucro. In quell’apparenza si presentano, percepiscono, sotto forma di principi, cicli, ricorrenze, delle dinamiche che sembrano costituire l’alternarsi degli eventi nella natura. Gli eventi naturali vengono percepiti come integrati quando la percezione delle dinamiche cessa di operare e viene sostituita da un variamente progressivo sprofondamento all’interno del vivente di cui se ne tocca e vive direttamente la vita-riassorbimento. Quando si sprofonda nel vivente, le dinamiche che appaiono nella natura ordinaria appaiono come manifestazioni animate prive di dinamiche. Nella percezione ordinaria l’utilizzo delle dinamiche dovrebbe essere puramente interpretativo, mai dovrebbe essere un utilizzo ontologico. Le percezioni ordinarie che non possono integrarsi nella natura, restano all’interno della percezione ordinaria e dell’involucro, sembrano come isolate da una sottile ma robusta membrana -  epidermide – dalla percezione integrata.
Ciò cha pare non integrato nella natura, e ci si riferisce in particolare alle produzioni del sapere umano e della sua società, utilizza in modo del tutto automatico gli elementi dinamici che animano la natura, almeno così come possono essere percepiti sino al livello dell’involucro, in modo da impedire il corretto funzionamento del dinamismo stesso. Gli elementi dinamici agenti la natura sono entità  apparentemente diversificate che generano altre entità per poi riassorbirsi, incessantemente. Nella percezione non integrata della natura le entità che appaiono sembrano realmente diverse e non vi è alcun sentore della percezione di riassorbimento. In tali condizioni la percezione è intrappolata il un loop di sensata insensatezza, o viceversa.

E’ molto sottile e difficile da indicare la differenza fra la percezione integrata della natura e  quella non integrata: nella prima le entità appaiono, vengono percepite, ma non se ne percepisce la realtà e si procede oltre, nella seconda ciò che appare coincide col reale, non esiste alcun oltre. Ovviamente quanto detto non ha che un senso evocativo.

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Persistenza,vento, persistenza e debolezza, percezione determinante

Persistenza

La sua scomparsa precede addirittura la genesi perché esso non ama giocare, perché amare è libertà, è liberazione. Parlare degli infiniti stati in ci  si può trovare…. non ha molta importanza. Basta sentire che vita e morte sono sempre mischiate, sono determinate dal modo in cui sono emesse  le manifestazioni . Quel modo è una infinità di modi ed è in quella infinità  che si forma una percezione conservativa come quella umana – e non solo quella  umana. Il modo in cui si è animati non è unico nelle sue forme, nel suo volere, nelle sue manifestazioni. Non è nemmeno un modo o molti modi diversi,  la sua  esistenza come si è già detto, è indistinguibile dal riassorbimento. Fermare il tempo e lo spazio in un ambiente privo di riassorbimento è una delle principali attività umane. In quell’arresto non c’è volontà, ma molti impulsi possono spingere a rifiutare e, successivamente, a non vedere, la realtà di quella conservazione. I molteplici altri esseri visibili e invisibili che ci circondano hanno la stessa nostra sorte, o sono intrappolati in un’apparente blocco percettivo o non sono vincolati, quindi non credono di essere degli esseri, non esistono e non se ne può parlare. La natura è un impressionante esempio di integrazione di reti percettive che attende di essere disvelato da chiunque sia, per natura, apparentemente intrappolato in un singolo gruppo di reti. Non è certo creando altre forme o altri saperi che si attivano le reti, la via è scritta nel proprio vastissimo corpo, prima o poi si aprirà, ma non del tutto da sola. L’oggettualità creata dagli umani obbliga gruppi percettivi come noi, quelli che noi chiamiamo esseri quando sono visibili, a rimanere ulteriormente bloccati in forme non integrate nella natura , il che genera una miriade di entità  la cui integrazione con le reti percettive sarà estremamente dolorosa, se non si agisse in tal modo meno dolore sarebbe generato. Ma non è sempre possibile non generare dolore, la generazione del dolore, nella natura, è un preciso indicatore della debolezza percettiva di un essere e, d’altra parte, la debolezza non è che l’inizio del percepire, l’inevitabilità del percepire.

Vento

Il vento si prende la sua rivincita. Mi mangia le ginocchia, s’innesta nel cuore, conduce le membra in un volo senza forma, nello slancio la luce si sfalda dai fianchi, lembi di cielo si aprono cessando l’oscurità, il vento trascina il suo silenzio lontano da ogni testimone, ripete le sue membra nelle mie intimità, canta, battiti di mani mi sollevano da terra, mi slanciano lontano, credo in uno sguardo senza occhi. Il tocco si concentra, il peso del contatto vibra, mi disperde nella corsa fra gli immensi cristalli emergenti dall’attrito, alberi di vetro mi abbracciano distruggendomi, un’unica linfa impudica squarcia il cuore, solo allora il vento mi osserva.

Persistenza e debolezza

La sua scomparsa precede addirittura la genesi perché esso non ama giocare, perché amare è libertà, è liberazione. Parlare degli infiniti stati in ci  si può trovare…. non ha molta importanza. Basta sentire che vita e morte sono sempre mischiate, sono determinate dal modo in cui sono emesse  le manifestazioni . Quel modo è una infinità di modi ed è in quella infinità  che si forma una percezione conservativa come quella umana – e non solo quella  umana. Il modo in cui si è animati non è unico nelle sue forme, nel suo volere, nelle sue manifestazioni. Non è nemmeno un modo o molti modi diversi,  la sua  esistenza come si è già detto, è indistinguibile dal riassorbimento. Fermare il tempo e lo spazio in un ambiente privo di riassorbimento è una delle principali attività umane. In quell’arresto non c’è volontà, ma molti impulsi possono spingere a rifiutare e, successivamente, a non vedere, la realtà di quella conservazione. I molteplici altri esseri visibili e invisibili che ci circondano hanno la stessa nostra sorte, o sono intrappolati in un’apparente blocco percettivo o non sono vincolati, quindi non credono di essere degli esseri, non esistono e non se ne può parlare. La natura è un impressionante esempio di integrazione di reti percettive che attende di essere disvelato da chiunque sia, per natura, apparentemente intrappolato in un singolo gruppo di reti. Non è certo creando altre forme o altri saperi che si attivano le reti, la via è scritta nel proprio vastissimo corpo, prima o poi si aprirà, ma non del tutto da sola. L’oggettualità creata dagli umani obbliga gruppi percettivi come noi, quelli che noi chiamiamo esseri quando sono visibili, a rimanere ulteriormente bloccati in forme non integrate nella natura , il che genera una miriade di entità  la cui integrazione con le reti percettive sarà estremamente dolorosa, se non si agisse in tal modo meno dolore sarebbe generato. Ma non è sempre possibile non generare dolore, la generazione del dolore, nella natura, è un preciso indicatore della debolezza percettiva di un essere e, d’altra parte, la debolezza non è che l’inizio del percepire, l’inevitabilità del percepire.

Percezione determinante

Quando la percezione si anima, il percepito diventa una entità vivente, in quel vivere succede qualcosa, il vivere si integra nella natura, apprende il riassorbimento. Se la percezione non si anima, essa si attiva nella creazione di stati percettivi-fisici non integrati nella natura. Non si tratta di un’attività “ contronatura “ ma si assiste alla esistenza di stati della natura non integrati nella natura. La percezione che si espande negli stati integrati della natura giunge all’animazione. L’animazione è la condizione in cui risulta manifesta la compresenza del riassorbimento e della natura senza l’intervento di alcuna unità. Quella compresenza non è una relazione, è un’animazione. La percezione non integrata crea realtà fisiche ed oggettuali sofferenti, incapaci di percepire chiaramente  qualcosa di diverso da altre percezioni non integrate. L’utilità delle percezioni non integrate è solo apparente, una fra le tante apparenze sulle quali si può giungere a meditare, riflettere.
Accedere stabilmente all’animazione, conduce al completo sovvertimento dello stato fisico determinato dalla percezione non integrata. La percezione non integrata è un agire profondamente condizionante, apparentemente potentissimo. Ogni percezione anche se illusoria, determina stati fisici.

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