Persistenza
La sua scomparsa precede addirittura la genesi perché esso non ama giocare, perché amare è libertà, è liberazione. Parlare degli infiniti stati in ci si può trovare…. non ha molta importanza. Basta sentire che vita e morte sono sempre mischiate, sono determinate dal modo in cui sono emesse le manifestazioni . Quel modo è una infinità di modi ed è in quella infinità che si forma una percezione conservativa come quella umana – e non solo quella umana. Il modo in cui si è animati non è unico nelle sue forme, nel suo volere, nelle sue manifestazioni. Non è nemmeno un modo o molti modi diversi, la sua esistenza come si è già detto, è indistinguibile dal riassorbimento. Fermare il tempo e lo spazio in un ambiente privo di riassorbimento è una delle principali attività umane. In quell’arresto non c’è volontà, ma molti impulsi possono spingere a rifiutare e, successivamente, a non vedere, la realtà di quella conservazione. I molteplici altri esseri visibili e invisibili che ci circondano hanno la stessa nostra sorte, o sono intrappolati in un’apparente blocco percettivo o non sono vincolati, quindi non credono di essere degli esseri, non esistono e non se ne può parlare. La natura è un impressionante esempio di integrazione di reti percettive che attende di essere disvelato da chiunque sia, per natura, apparentemente intrappolato in un singolo gruppo di reti. Non è certo creando altre forme o altri saperi che si attivano le reti, la via è scritta nel proprio vastissimo corpo, prima o poi si aprirà, ma non del tutto da sola. L’oggettualità creata dagli umani obbliga gruppi percettivi come noi, quelli che noi chiamiamo esseri quando sono visibili, a rimanere ulteriormente bloccati in forme non integrate nella natura , il che genera una miriade di entità la cui integrazione con le reti percettive sarà estremamente dolorosa, se non si agisse in tal modo meno dolore sarebbe generato. Ma non è sempre possibile non generare dolore, la generazione del dolore, nella natura, è un preciso indicatore della debolezza percettiva di un essere e, d’altra parte, la debolezza non è che l’inizio del percepire, l’inevitabilità del percepire.
Vento
Il vento si prende la sua rivincita. Mi mangia le ginocchia, s’innesta nel cuore, conduce le membra in un volo senza forma, nello slancio la luce si sfalda dai fianchi, lembi di cielo si aprono cessando l’oscurità, il vento trascina il suo silenzio lontano da ogni testimone, ripete le sue membra nelle mie intimità, canta, battiti di mani mi sollevano da terra, mi slanciano lontano, credo in uno sguardo senza occhi. Il tocco si concentra, il peso del contatto vibra, mi disperde nella corsa fra gli immensi cristalli emergenti dall’attrito, alberi di vetro mi abbracciano distruggendomi, un’unica linfa impudica squarcia il cuore, solo allora il vento mi osserva.
Persistenza e debolezza
La sua scomparsa precede addirittura la genesi perché esso non ama giocare, perché amare è libertà, è liberazione. Parlare degli infiniti stati in ci si può trovare…. non ha molta importanza. Basta sentire che vita e morte sono sempre mischiate, sono determinate dal modo in cui sono emesse le manifestazioni . Quel modo è una infinità di modi ed è in quella infinità che si forma una percezione conservativa come quella umana – e non solo quella umana. Il modo in cui si è animati non è unico nelle sue forme, nel suo volere, nelle sue manifestazioni. Non è nemmeno un modo o molti modi diversi, la sua esistenza come si è già detto, è indistinguibile dal riassorbimento. Fermare il tempo e lo spazio in un ambiente privo di riassorbimento è una delle principali attività umane. In quell’arresto non c’è volontà, ma molti impulsi possono spingere a rifiutare e, successivamente, a non vedere, la realtà di quella conservazione. I molteplici altri esseri visibili e invisibili che ci circondano hanno la stessa nostra sorte, o sono intrappolati in un’apparente blocco percettivo o non sono vincolati, quindi non credono di essere degli esseri, non esistono e non se ne può parlare. La natura è un impressionante esempio di integrazione di reti percettive che attende di essere disvelato da chiunque sia, per natura, apparentemente intrappolato in un singolo gruppo di reti. Non è certo creando altre forme o altri saperi che si attivano le reti, la via è scritta nel proprio vastissimo corpo, prima o poi si aprirà, ma non del tutto da sola. L’oggettualità creata dagli umani obbliga gruppi percettivi come noi, quelli che noi chiamiamo esseri quando sono visibili, a rimanere ulteriormente bloccati in forme non integrate nella natura , il che genera una miriade di entità la cui integrazione con le reti percettive sarà estremamente dolorosa, se non si agisse in tal modo meno dolore sarebbe generato. Ma non è sempre possibile non generare dolore, la generazione del dolore, nella natura, è un preciso indicatore della debolezza percettiva di un essere e, d’altra parte, la debolezza non è che l’inizio del percepire, l’inevitabilità del percepire.
Percezione determinante
Quando la percezione si anima, il percepito diventa una entità vivente, in quel vivere succede qualcosa, il vivere si integra nella natura, apprende il riassorbimento. Se la percezione non si anima, essa si attiva nella creazione di stati percettivi-fisici non integrati nella natura. Non si tratta di un’attività “ contronatura “ ma si assiste alla esistenza di stati della natura non integrati nella natura. La percezione che si espande negli stati integrati della natura giunge all’animazione. L’animazione è la condizione in cui risulta manifesta la compresenza del riassorbimento e della natura senza l’intervento di alcuna unità. Quella compresenza non è una relazione, è un’animazione. La percezione non integrata crea realtà fisiche ed oggettuali sofferenti, incapaci di percepire chiaramente qualcosa di diverso da altre percezioni non integrate. L’utilità delle percezioni non integrate è solo apparente, una fra le tante apparenze sulle quali si può giungere a meditare, riflettere.
Accedere stabilmente all’animazione, conduce al completo sovvertimento dello stato fisico determinato dalla percezione non integrata. La percezione non integrata è un agire profondamente condizionante, apparentemente potentissimo. Ogni percezione anche se illusoria, determina stati fisici.